Picc e Pala

sabato 22 agosto 2009

INNSE - Un esempio da seguire. I compiti di Rifondazione


I lavoratori dell’Innse hanno vinto. Se lo sono meritato, con mesi e mesi di lotta e, da ultimo, con una settimana di protesta sul carroponte. L’azienda non verrà frantumata e smantellata, i lavoratori non verranno ricollocati da qualche altra parte ma, al contrario, riprenderà la produzione – e quindi l’occupazione – con un nuovo padrone.
Questa lotta deve diventare un esempio per i lavoratori in lotta di tante aziende in crisi, perché dimostra che attraverso la lotta è possibile vincere, è possibile cambiare le decisioni dei padroni e del governo. Nell’autunno la parola d’ordine del fare come la Innse (ma anche come la Indesit e la Fincantieri) deve diventare un punto centrale della mobilitazione e della comunicazione sociale. Fare come l’Innse vuol dire innanzitutto costruire un’unità e una solidarietà molto forti tra i lavoratori. Senza l’unità dei lavoratori nulla sarebbe stato possibile. Unità tra i lavoratori vuole anche dire capacità di esprimere una propria soggettività autonoma, anche nei confronti delle proprie organizzazioni.
In secondo luogo vuol dire chiarezza nei confronti degli obiettivi. La duttilità nell’utilizzare ogni margine di trattativa possibile non è mai diventata confusione sugli obiettivi da perseguire. Tutti i livelli di governo coinvolti nelle trattative e nelle discussioni delle settimane scorse erano orientati a garantire una ricollocazione dei lavoratori, ma non a riaprire l’azienda. Solo la netta determinazione dei lavoratori ha impedito che si spostasse completamente il senso della trattativa.
In terzo luogo, vuol dire avere la capacità di scegliere forme di lotta molto dure, non come elemento di disperazione, ma come razionale modalità di contrattazione e di costruzione di un immaginario capace di comunicare sui mass media. La lotta dell’Innse ha saputo sia modificare l’orizzonte contrattuale, che costruire un universo simbolico. La Innse è diventata la prima notizia di vari telegiornali e questo ha fatto uscire pazzo Berlusconi, che sulla rimozione della realtà dell’immaginario ha costruito il suo progetto politico.
In quarto luogo, vuol dire avere la capacità di inserirsi nelle contraddizioni che si generano nel campo avverso, ma a partire da un proprio autonomo punto di vista. Nella vicenda Innse è del tutto evidente che si è giocata anche una partita politica tra la lega Nord (che aveva sponsorizzato lo speculatore Genta) e una parte del centro destra che ha prima subito l’iniziativa della lega e poi – grazie all’azione operaia – ha spinto per altre soluzioni. La vicenda dell’Innse ci parla di grandi contraddizioni in seno alle classi dirigenti, contraddizioni che possono esplodere se fatte maturare dal conflitto sociale.
Nella vicenda dei lavoratori dell’Innse vi sono quindi numerosi elementi di interesse, a partire dalla compattezza e dalla determinazione degli operai, per arrivare alla capacità di costruire attorno alla loro lotta una “coalizione” che partiva dalla Fiom e arrivava a Rifondazione, al popolo del presidio in questi giorni. Proprio su questo voglio spendere alcune parole. Rifondazione è stata presente nella lotta della Innse sin da quando il nostro ex assessore provinciale si adoperava per trovare una soluzione industriale. Siamo stati presenti in questi mesi e in queste settimane, sia con la partecipazione di molti compagni e compagne al Presidio, sia raccogliendo soldi per la cassa di resistenza, sia agendo nei confronti di tutte le istituzioni, da quelle locali a quelle nazionali, con il giornale Liberazione che ha fatto un ottimo lavoro. Per svolgere un ruolo in autunno, dovremmo essere capaci di fare quanto fatto alla Innse – e, se possibile, un po’ meglio – in tutte le aziende in crisi. Alla Innse la lotta c’era già. In molti casi occorre proporla e adoperarsi per costruirla. Se non volgiamo che il “fare come la Innse” sia un puro fatto di propaganda agostano occorre quindi mettere mano al funzionamento del partito, territorio per territorio e dimostrare sul serio la nostra utilità sociale. So bene che la lotta non è sufficiente, ma senza di quella non si va da nessuna parte.

(da Liberazione del 13 agosto 2009)

Tanto la crisi è finita.....

OLTRE CENTO LAVORATORI IN DIFFICOLTA'
La ceramica Tat rischia di chiudere i battenti
CASTELLARANO. Dopo lo sciopero di martedì notte dei dipendenti della Italgraniti, ieri è arrivato il momento di protestare anche per gli operai della Tat Ceramiche di Roteglia.

«L’azienda ha infatti aperto gli atti per la sua stessa messa in liquidazione alla fine della scorsa settimana senza avvertire nessuno: né le organizzazioni sindacali né i suoi 115 lavoratori, i quali si sono ritrovati improvvisamente, da un giorno all’altro, oggetto di una richiesta di cassa integrazione effettuata dall’i mpresa medesima» riferisce Luca Chiesi della Filcem Cgil, il quale ritiene «il comportamento della dirigenza veramente scorretto, anzi, si potrebbe arrivare a definirlo addirittura vergognoso, perché non è questo il modo di trattare, ignorandoli completamente, i propri lavoratori».
La Filcem Cgil ha quindi proclamato, per ieri e oggi, due giornate di mobilitazione con presidio davanti ai cancelli dell’azienda, un picchetto, «per rivendicare - riporta la nota sindacale - l’a pertura di una trattativa che veda coinvolte anche le istituzioni locali, per ricercare tutte le soluzioni per la tutela dei posti di lavoro, del sito produttivo e del reddito dei 115 dipendenti». «Vogliamo dare il prima possibile avvio a trattative multilaterali - conferma Chiesi - invitando tutti i soggetti interessati a prendervi parte; quello che comunque più ci preme, naturalmente, è garantire i dipendenti della Tat Ceramiche con accordi che siano i più trasparenti possibili».
Accordi auspicati anche dal consigliere regionale del Pd, Gian Luca Rivi, che reputa «opportuno che Regione e Provincia si attivino immediatamente per avviare un tavolo in grado da un lato di verificare l’esistenza di possibili soggetti interessati a rilevare l’attività, dall’altro di garantire gli ammortizzatori sociali per i lavoratori che altrimenti resteranno a casa senza lavoro e senza salario in un momento di crisi così pesante e generalizzata del mercato».
«E’ sbalorditivo - continua Rivi - che una decisione del genere giunga senza un livello adeguato di coinvolgimento della realtà politica e sociale locale. Ci saremmo aspettati che prima di liquidare un’attività così importante e con un peso territorialmente così rilevante venisse avviato un iter ben diverso, in grado di verificare se esistano misure alternative in grado di salvaguardare i livelli occupazionali».
A conclusione del suo intervento, Rivi si domanda inoltre «se la proprietà, che ha chiesto il concordato, negli ultimi mesi abbia compiuto tutti i passi necessari per evitare questo epilogo» sperando «che gli organi competenti possano svolgere le opportune verifiche sulla corretteza della gestione dell’azienda».
Tratto da http://pierprandi.blogspot.com/

giovedì 16 luglio 2009

Villa Minozzo: Ultimi in provincia nella differenziata

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI IN PROVINCIA DI REGGIO EMILIA
(SITUAZIONE AL 31/12/2008 SUDDIVISA PER COMUNE)


MEDIA IN PROVINCIA 51,7%

Percentuali per comune :
ALBINEA 59,8% -BAGNOLO IN PIANO 48,3% -BAISO 28,8%
-BIBBIANO 53,0% -BORETTO 51,7% -BRESCELLO 51,1%
-BUSANA 34,5%
-CADELBOSCO DI SOPRA 50,6% -CAMPAGNOLA EMILIA 57,6%
-CAMPEGINE 52,6%
-CANOSSA 49,4% -CARPINETI 38,1%
-CASALGRANDE 52,7% -CASINA 32,5% -CASTELLARANO 48,2%
-CASTELNOVO DI SOTTO 53,0%
-CASTELNOVO NE' MONTI 35,5% -CAVRIAGO 67,3%
-COLLAGNA 32,2% -CORREGGIO 59,0% -FABBRICO 56,7%
-GATTATICO 64,0% -GUALTIERI 56,0% -GUASTALLA 53,1%
-LIGONCHIO 34,0%
-LUZZARA 55,8% -MONTECCHIO EMILIA 53,6%
-NOVELLARA 48,6%
-POVIGLIO 51,9% -QUATTRO CASTELLA 51,6%
-RAMISETO 27,8% -REGGIO EMILIA 48,8% -REGGIOLO 53,9%
-RIO SALICETO 49,1% -ROLO 53,8% -RUBIERA 60,1%
-SAN MARTINO IN RIO 43,2%
-SAN POLO D'ENZA 56,4% -SANT'ILARIO D'ENZA 58,8%
-SCANDIANO 57,0%
-TOANO 32,2% -VETTO 34,4%
-VEZZANO s/CROSTOLO 49,9%
-VIANO 38,7% -VILLA MINOZZO 25,0%
A Villa Minozzo ultimi come sempre! Il peggior comune in tutta la provincia e di tutto crinale!

mercoledì 8 luglio 2009

Mentre a Villa Minozzo si parla di inceneritore L'ENIA costruisce un impianto idroelettrico sul Secchia in comune di Baiso

Fonte : Redacon
Potrà servire 6.000 abitanti permettendo un risparmio di 2000 ton/anno di petrolio e di 7120 ton/anno di CO2

L’impianto idroelettrico Enìa di Fornace di Baiso, i cui lavori inizieranno nei prossimi giorni, costituisce il primo importante tassello di un progetto che vedrà crescere nel territorio reggiano centri di produzione di energia verde pienamente integrati nell’ambiente che li circonda. Un’idea di energia alternativa che coniuga la produzione non solo al rispetto del territorio, portando ove possibile migliorie a situazioni esistenti, ma anche alla sua valorizzazione, considerando gli impianti come luoghi visitabili e testimonianze concrete di scelte ecocompatibili. Da qui la forte collaborazione tra Enìa e l’Amministrazione Comunale di Baiso che si troverà ad ospitare un impianto decisamente innovativo ed in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di circa 6.000 abitanti con un risparmio di emissioni di Co2 di 7.120 t/anno e di 2000 Tonnellate Equivalenti Petrolio/anno.

L’impianto

L’impianto previsto è sul fiume Secchia in località Fornace (300 m slm) nel Comune di Baiso e sfrutta il dislivello creato da tre importanti traverse esistenti.
Sulla sponda sinistra del Secchia (a circa 960 metri a monte del ponte per Cerredolo), in corrispondenza della prima traversa di monte, sarà realizzata un’opera di presa e sghiaiatura costituita da un vascone interrato e coperto con terreno vegetale e pietra per non alterare l’impatto visivo. La portata verrà intercettata dal fiume con due bocche di presa che rispettano le preesistenze strutturali e morfologiche. Sarà sempre mantenuto l’”effetto cascata” derivante dal transito dell’acqua. Un sistema automatico, infatti, limiterà i prelievi tra 0,6 mc/sec e 16 mc/sec; quando nel fiume non sarà presente una portata sufficiente le paratoie saranno abbassate. In presenza di portate superiori le paratoie garantiranno l’ingresso di portata all’impianto, che comunque non supererà i 16 mc/s. Il canale di adduzione (42 metri) porterà l’acqua sino alla vasca dissabbiatrice e di carico da cui partirà la condotta forzata (lunga 570 metri) per convogliare le acque raccolte nella centrale di produzione.
Tutti i manufatti saranno interrati o coperti da terreno naturale, da massi o pietre. La condotta forzata risulterà in parte interrata al di sotto della sede stradale esistente che sarà arricchita da un percorso ciclopedonale. La centrale di produzione, da realizzarsi in corrispondenza della traversa di valle, sarà anch’essa completamente interrata utilizzando materiale proveniente dai lavori di scavo, in modo da minimizzare i movimenti terra e riutilizzare in loco il materiale. L’edificio coprirà un’area di 26 metri di lunghezza per 14 di larghezza e ospiterà 2 gruppi turbina. Dalla centrale di produzione partirà un canale interrato di restituzione delle acque al fiume.

L’elettrodotto

L’energia prodotta sarà convogliata alla cabina primaria di Farneta (Montefiorino-Modena). Per contenere gli impatti ambientali la linea elettrica in media tensione sarà in parte interrata e avrà un percorso prossimo a quello della linea elettrica in alta tensione esistente.

Opere di protezione idraulica e di salvaguardia della fauna ittica

Per tutelare la fauna ittica l’impianto sarà dotato di due scale di risalita, di cui una sperimentale la cui funzionalità sarà monitorata con la collaborazione dell’Università di Bologna e della Provincia di Reggio Emilia. Parallelamente sarà realizzato un argine di difesa spondale a protezione e salvaguardia del fiume stesso. Un impianto da vivere e da conoscere per i cittadini di Baiso e non solo (pista ciclopedonale, zona pic nic, la zona bird watching, il laboratorio delle energie rinnovabili). Una pista ciclopedonale congiungerà l’inizio di via Fornace (in località Ponte Secchia) e l’opera di captazione, sviluppandosi paralellamente al fiume Secchia.
In corrispondenza della briglia intermedia sarà realizzato un piccolo parcheggio con apposite rastrelliere da cui partirà un percorso “verde” solo pedonale che collegherà la zona parcheggio auto e biciclette con un’area bimbi e una zona pic nic dotate di tavoli, panchine, cestini e giochi per i più piccoli. Il percorso naturalistico continuerà verso la zona del dissabbiatore dove sarà realizzato un laboratorio sulle fonti rinnovabili da destinare a centro visita dove, grazie a pannelli esplicativi, sarà possibile conoscere il funzionamento di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, idroelettrico, fotovoltaico e vedere le applicazioni domestiche delle rinnovabili. Il laboratorio utilizzerà energia solare prodotta da un pannello fotovoltaico posto sulla copertura. Un pannello display permetterà poi di conoscere in diretta il funzionamento dell’impianto (la portata derivata, il rilascio, l’energia prodotta e le emissioni evitate di anidride carbonica).
L’obiettivo, condiviso da Enìa e dall’Amministrazione Comunale di Baiso, è quello di dotare il comune di un centro, aperto a scolaresche ed ai cittadini, in cui sarà possibile approfondire le tematiche legate alle fonti rinnovabili nell’ambito di un impianto “trasparente” che permette di conoscere e “toccare con mano” la positività dei risultati prodotti. Chiude il percorso un punto per il birdwatching con apposite feritoie.

Dati dell’impianto

Portata massima derivabile: 16 mc/s
Deflusso Minimo Vitale: 1 mc/s
Potenza installata: 2145 kW
Produzione attesa: 8.900.000 kW/anno
Mancate emissioni di CO2 : 7.120 t/anno
TEP risparmiate: 2000 t/anno
Costo del progetto: 6.325.000 euro

L’impianto è stato progettato da AISE Engineering degli Ingg. Ivan Casoli e Ada Francesconi.
L’inizio dei lavori, che saranno eseguiti da imprese locali, è previsto nel mese di luglio per una durata stimata in un anno circa.

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